VALENTINO ORFEO nasce a Napoli il 09/07/1945. Inizia come “emigrante napoletano”. A 17 anni scappa da Napoli agli inizi degli anni ’60, lasciandosi alle spalle “la solita infanzia infelice: la perdita dei genitori (perde la madre a soli tre anni e il padre a 11 anni), il riformatorio, gli studi neppure incominciati, l’assenza di riferimenti, l’angoscia delle tragedie” e va verso gli “orizzonti liberati” di Milano. Qui l’illuminazione: il teatro come strumento di comunicare oltre le rabbie interiori. Benché amichevolmente dissuaso, si presenta per il provino al Piccolo di Milano e prevedibilmente viene respinto. Ma la sconfitta lo fa incaponire e il tentativo si trasforma in decisione, decide di dedicare la sua vita al teatro come una possibile forma di esistenza. Da Milano si trasferisce a Roma, partecipa a uno spettacolo dell’Anfitrione diretto da S. Ammirata (con una pantomima muta nella quale “mette tutta la sua esistenza”) ma, grazie a questo spettacolo fa amicizia con Franco Marchesani che lo presenta a Piero Panza, “l’incontro più importante della mia vita”. Anche grazie alle sue minime esigenze contributive, (niente paga), ha occasione di fare uno spettacolo con i “Novissimi”, compagnia teatrale fondata dal Gruppo 63, conosce Flaiano che diventa il suo mentore, lo educa, lo aiuta materialmente, gli da libri da leggere, lo introduce nell’intellighentia romana dell’epoca: N. Balestrini, E. Pagliarani, T. Scialoja, Perilli, E. Siciliano, P. Pascali, Leoncillo, L. Betti fino a F. Fellini e a A. Morovia. Personaggi che lui vive “in maniera mitica” . Incontra a Piazza del Popolo Giancarlo Nanni e con lui e Manuela Kusterman apre il primo spazio off romano, il “Teatro la Fede”; successivamente subentreranno nel gruppo Giuliano Vasilicò e Mischel Pergolani. La società con Nanni dura fino al ’68; durante il festival di Spoleto al quale presentavano Escurial e la scuola dei buffoni, Orfeo e i colleghi della compagnia “Space Re(v)actions” piantano Nanni e costituiscono La “New Sace Re(v)actions” e portano, dietro invito del Living Theatre, lo spettacolo rielaborato e “personalizzato” al festival di Avignone. Lo spettacolo suscitò un tale successo che il movimento studentesco francese lo fece circolare in tutte le Università del sud della Francia. Fu allora che Orfeo si scoprì “il carisma, almeno sul piano teatrale, di poter mediare tra un gruppo di attori”. Con questo gruppo fece altre due esperienze, Da Ad – Ad , e 1,2,3 Cra! Tre tempi più uno ,spettacolo, questo, spacciato per pop/rock; fu dato nel ’69 al Titan Club suscitando una storica controversa (con risse e feriti, ambulanze e polizia); erano gli anni della contestazione. Elio Pagliarani, l’allora critico teatrale del Paese Sera, lo definì “Il vero teatro guerriglia”, poi il gruppo si sciolse.
Avvedutosi di queste nuove possibilità, nel ’70 Valentino Orfeo affronta un discorso anche d’autore.
Si espone al Beat 72 con lo spettacolo Sposami per cortesia, un lavoro adattato dalla Cimice di Majakovskij e riporta un notevole successo. Forma “Teatro Lavoro” e porta al festival dei Teatri Stabili di Firenze, diretto da Giorgio Polacco (Sezione di avanguardia), lo spettacolo Pinocchi-ia. Inizia una collaborazione con Ubaldo Soddu e mette in scena lo spettacolo Ah… Charlot! (coincidenze fantastiche tra grandi artisti) , storia di un sottoproletario napoletano che trova la gloria a Milano, che rifiuta il successo picolo-borghese aspirando a un trionfo internazionale; l’omino napoletano riceverà il Premio Nobel per la pace. Nel 1975 a Catania, al Teatro Club allestisce lo spettacolo Sposami per cortesiaCon Soddu ridà la Cimice di Majakovskij con le scene di Ugo Attardi al Teatro Centrale di Roma; lo spettacolo è parte integrante nell’ambito di una grande manifestazione itinerante con una mostra delle opere di Majakovskij e di Majercold, e nel ’75 mette in scena al teatro Spazio Uno uno spettacolo ricavato da due microdrammi di Puskin: Il Barone avaro e Don Giovanni. Dal ’69 Orfeo inizia a lavorare anche per la televisione come cooprotagonista insieme a Carlo Cecchi del Il quinto giorno di pace di Andrea Barbato per la regia di Arrigo Montanari, partecipa a film I clowns di Fellini – Cuore di mamma di Saperi - Sacco e Vanzetti di G. Montaldo – e a spettacoli in “teatri ufficiali”, tra cui Un Brecht Nella giungla della città con G. Proietti per la regia di A. Calenda ma, si trova male, somatizza il malessere e capisce che deve costruire da se un immagine del mondo. A questo punto Valentino Orfeo ha “un attimo di ripensamento” e si batte, con l’appoggio del PCI, per il concetto di laboratorio teatrale, “un’edilizia mentale alternativa, un nuovo modello di concepire la produzione teatrale. Dopo alcuni esperimenti a Cesena al teatro Bonci, a Orvieto al teatro Mancinelli, a Napoli in collaborazione alla Mostra d’oltre mare in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti, la lotta si organizza intorno a Ronconi con il quale Orfeo collabora al convegno di Prato sul teatro di ricerca e di sperimentazione. C’è poi l’amara esperienza dello spettacolo Fra Diavolo, un’iniziativa avviata sotto ottimi auspici quale esperimento di laboratorio sulla struttura scenica della festa di Piedigrotta, dove la città veniva utopisticamente considerata un palcoscenico, i carri allegorici, convertiti in macchine teatrali, formavano “lo spettacolo totale”. Per l’occasione ci fu un convegno con la presenza di tutti i responsabili culturali dei partiti politici, (come si diceva all’ora, dell’arco costituzionale) e dei massimi rappresentanti dell’ETI, nella persona di Bruno Dalessandra. Tutti accolsero il progetto con entusiasmo promettendo finanziamenti adeguati. Ma non fu così, successivamente fu proposto di ridimensionare il progetto e di realizzarlo nell’area dell’ex mattatoio di Roma, infine fu allestito al Teatro Uno di Roma, ma non era quello lo spazio immaginato. Dopo due spettacoli “di transizione” Molto lieto Fortunato de Felice e L’ora che bolgia al desio, entrambi rappresentati al Teatro in Trastevere, Orfeo comprende che è in atto un cambiamento radicale; è la fine di un’epoca. Intuisce che è in atto “l’impianto di una grande controriforma”. Il nuovo, la ricerca, la sperimentazione viene associato all’eversione sociale. Orfeo non trova collocazione in questo cambiamento e niente a che fare con i movimenti eversivi; tuttavia, pur trovandosi “in zona senza appartenenza”, decide di dar vita ad uno spazio teatrale. Nel 1981 fonda il Teatro dell’Orologio. intestando la sala al suo nome SALA ORFEO. Nel 1983/84 promuove e fa ottenere il riconoscimento dal Ministero del Turismo e dello Spettacolo del PROGETTO SPECIALE, ossia, finanziare il settore della Ricerca Teatrale in funzione del Progetto e non dal n. di rappresentazioni da realizzare. L’idea è di svincolare le compagnie sperimentali dall’obbligo di produrre borderò (quasi sempre falsi) e, consentire ad essi una reale attività di ricerca per un teatro d’arte. Al Teatro dell’Orologio, Orfeo realizza il primo Progetto Speciale dal titolo Memoria della follia. Nasce un grande evento; vi partecipano artisti emergenti di tutte le discipline, (pittori, poeti, musicisti, architetti, e danzatori): Alvin Curran, Antonio Porta, Victor Cavallo, Cesare Tacchi, Renato Mambor, Felice Levini, Gianfranco Notargiacomo, Gianfranco Fini, V. Magrelli, V, Zaiken, Caterina Merlino, Gian Marco Montesano, Gianni Pulone, Mariano Rossano, Maria Villani, Beppe Lanzetta, Valeria Magli, Remo Remoti, Lorenzo Vitalone, Cabiria D’Agostini. L’idea è la contaminazione dei linguaggi: le forme che si con-fondono in un evento totale. Sull’onda di questo successo, fonda a Poppi, nel Casentino, l’Accademia del Teatro di Ricerca e d’Arte. Chiama a collaborare i suoi compagni di strada: M. Ricci, G. Vasilicò e G. Nanni e da vita al progetto Ipotesi Teatrli Sospese. Orfeo, vuole partecipare attivamente al processo culturale, ma il suo comportamento di “cane sciolto” non garantisce nessuna affidabilità per assumere incarichi istituzionali. Gli rimane il Teatro dell’Orologio ma, Orfeo, dovrà lottare contro l’ostracismo nei suoi confronti per anni prima di acquisire definitivamente il diritto di risiedere nel suo teatro e, precisamente, la mitica Sala Orfeo. Coincidenza fantastica? Forse ma, soprattutto è la sua isola, l’isola che non c’è: un spiraglio di luce in una buia notte che ben ci lascia sperare.
